Roberta Locatelli, volontaria in Servizio civile presso la Biblioteca di Verdello BG da ottobre 2007 a settembre 2008

Come ti sei avvicinata al mondo del SCV?

Il passaggio dal 2006 al 2007 fu per me molto pesante da un punto di vista personale e avevo una grande confusione in testa per quanto riguardava il mio futuro. Avevo bisogno di cambiare la mia quotidianità e per questo decisi di prendermi un anno sabbatico e di farlo coincidere con l’anno di Servizio civile. Può sembrare strana come scelta, ma avevo bisogno di mettermi in gioco, possibilmente facendo qualcosa di utile. Allora mi misi in coda per le selezioni, per il progetto “Il viaggio dei Biblionauti”.

Perché hai scelto un progetto legato all’ambito delle biblioteche?

Un motivo semplice (ma non determinante nella mia scelta) è stata la vicinanza (la biblioteca del mio Comune di residenza); ma soprattutto l’idea di operare in un ambito a me non completamente sconosciuto (il mondo dei libri) all’interno del quale le mie competenze sarebbero state d’aiuto in maniera concreta. Per intenderci, io amo il teatro e amo raccontare storie: in biblioteca ho avuto modo di sfruttare questa passione attraverso dei momenti periodici di letture animate aperte ai bambini del paese. Probabilmente (e un po’ cinicamente) qualcuno potrebbe pensare che una motivazione sia stata, all’epoca, la speranza di costruire un bagaglio di competenze tali da creare maggiori possibilità di assunzioni o collaborazioni nello stesso ambito. Garantisco di non averci pensato (quantomeno non all’inizio!) e il fatto che ad oggi io non lavori in una biblioteca lascia intendere che il Servizio civile non opera come un ufficio di collocamento.

Non puoi però negare che in molti casi le collaborazioni siano continuate oltre l’esperienza di Servizio civile.

Ed è una buona cosa. Penso però che nel momento in cui ci si chiede se svolgere o no il SC, questa considerazione, cioè trovare un lavoro per il futuro e nel frattempo tenere occupato un anno, non debba essere il punto di partenza. Molte delle lamentele che raccoglievo da parte di altri volontari non erano legate allo svolgimento delle mansioni quotidiane o ai problemi incontrati, ma al fatto che ci fosse un ritardo nel pagamento della spettanza mensile. Capisco che in molti casi, in situazioni problematiche, quei soldi facciano comodo, ma non si può ridurre tutto ad essi. Non se si sceglie di essere un volontario in Servizio civile.

E cosa ritieni che sia importante?

La partecipazione.

Cosa intendi con partecipazione?

Ognuno può decidere di svolgere il Servizio civile per i motivi più diversi, ma non deve dimenticare che una volta inseriti nel meccanismo, bisogna partecipare. Partecipare vuol dire essere coscienti del proprio ruolo nell’ente e compiere bene il proprio lavoro. Vuol dire collaborare attivamente e non limitarsi a ricevere ordini ed eseguirli. Vuol dire dialogare per esprimere apertamente ciò che va bene e permettersi di evidenziare ciò che non va. Vuol dire cogliere l’importanza del proprio operato anche quando non si è attivi in progetti con una finalità sociale ben marcata. È ovvio che tener compagnia ad una persona anziana è un servizio ben più nobile del riordinare uno scaffale. Ma devo tener presente che in quell’azione banale io sto comunque rendendo un servizio alla comunità. Lo spessore morale forse non è lo stesso, ma il servizio è altrettanto importante.

E tu l’hai fatto?

Credo di sì, ma dovrei chiederlo ad Arianna, l’altra volontaria con cui ho collaborato in quei mesi. Insieme abbiamo lavorato bene e abbiamo cercato di dare un apporto personale con suggerimenti e idee che potevano, a nostro avviso, migliorare il servizio.

In che modo hai personalizzato il tuo apporto?

Il contributo più personale che ho dato è stato nel rapporto con i bambini. Da subito l’OLP mi ha permesso di partecipare a incontri di formazione incentrati sulla sezione ragazzi (mi ha consentito di recarmi anche presso la fiera di Bologna durante i giorni dedicati al libro per ragazzi) e ha assecondato il mio desiderio di ritagliare uno spazio dedicato all’avvicinamento alla lettura attraverso incontri di letture animate per i più piccoli. Talvolta quando la scuola organizzava per classi delle visite in biblioteca, lasciava a me l’onore di fare da Cicerone alle giovani menti che varcavano la soglia d’ingresso.

In concreto, in cosa consisteva il tuo servizio?

Molti pensano erroneamente che in biblioteca non ci sia nulla da fare. Probabilmente dipende dalle biblioteche e dai bibliotecari che frequentano… Ad eccezione dei mesi di luglio e agosto, il resto dell’anno è stato in continuo fermento. I compiti base ruotavano attorno ai prestiti, alla consegna dei libri, alla sistemazione degli scaffali. A questo si aggiungeva una serie di attività legate agli eventi culturali organizzati in paese, per cui bisognava predisporre locandine, spedire inviti, fare assistenza durante le manifestazioni. Talvolta gli eventi nascevano dalla biblioteca stessa, quindi anche l’organizzazione e la realizzazione erano a carico nostro (ovviamente Arianna ed io eravamo affiancate al bibliotecario, perciò noi intervenivamo nelle varie fasi quando e come richiesto).

Come sono stati i rapporti con il tuo OLP, i collaboratori e con gli altri volontari?

In generale buoni! Ci sono stati pochi problemi, facilmente risolvibili. Questo anche perché sono abituata a parlare chiaro, ad esprimere con educazione il mio punto di vista anche se è controcorrente. Con Arianna poi mi sono divertita moltissimo e la dimostrazione è che continuiamo a vederci anche oggi. E non è la sola: in ambito Comunale a Verdello eravamo 4 volontari e siamo riusciti a creare tra di noi un buon rapporto.

Cosa lasceresti uguale e cosa cambieresti se potessi tornare indietro?

Credo che lascerei tutto esattamente così. I pochi momenti critici sono superati di gran lunga da quelli positivi.

Quali sono stati per te i momenti più significativi o più divertenti?

Fare un elenco dettagliato è difficile… dovendo scegliere metterei tra i momenti più importanti la formazione. È lì che mi è entrato in testa un concetto che come un tarlo mi rode nel cervello da allora: cittadinanza attiva. Concetto già noto in precedenza ma su cui mi sono soffermata a riflettere con serietà solo da quel momento. E non mi è sembrato così retorico o utopico. Da qui poi è nata l’idea di candidarmi come delegata (carica che attualmente ricopro). I momenti divertenti si perdono nella memoria, ricordarli tutti è impossibile. Ma sicuramente le ultime tre settimane non hanno eguali. Io, Alessandra, Arianna e Francesco (i 4 moschettieri del comune) abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di un video sul nostro Servizio civile. Il 30 settembre abbiamo riunito le persone che con la loro presenza avevano caratterizzato il nostro anno e abbiamo organizzato una piccola festa durante la quale è stato proiettato. È stato esilarante! Oltre ai momenti più significativi e a quelli più divertenti, io aggiungerei i momenti che hanno dato soddisfazione. Non mi riferisco a quella professionale, ma a quella umana. Lavorare in biblioteca vuol dire avere a che fare con la gente. O meglio, con le persone. Persone che leggono per il piacere di farlo e che provano piacere nel cercare dei libri. Il mio compito non è stato solo consegnare fisicamente i libri, ma aiutare le persone nelle ricerche, chiacchierare con loro sui propri gusti letterari, raccogliere gli sfoghi di chi, magari anziano, ne approfitta per scambiare due parole su quello che succede nel mondo. Sentirmi dire da un biblofilo (mi piace molto di più di utente) “Grazie, sei stata molto gentile”, mi dava soddisfazione.

Che consiglio daresti a chi ha appena iniziato questa esperienza?

Di viverla al cento per cento come se da quest’anno dipendesse il loro futuro, ma senza crearsi troppe aspettative. È il modo migliore per godersi il presente. Consiglierei di credere veramente in quello che si fa, grande o piccolo che sia. E se si tratta di un nuovo volontario all’interno di una biblioteca (o anche di un ufficio) di sorridere comunque a chi entra perché è il modo migliore di rompere il ghiaccio e di mettere a proprio agio un’altra persona. Esiste un motto: “Servizio civile: un anno da non perdere”. Sta a noi fare in modo che sia un anno guadagnato e non sprecato.

Andrea Rota, volontario in servizio civile presso il Comune di Ciserano BG

(Da "Fogli di collegamento", marzo–aprile 2008, n. 220)

Per prima cosa, descriviti brevemente.

Un caloroso saluto a tutti i volontari che, come me, hanno da poco iniziato la loro esperienza nel Servizio civile. Mi presento: sono Andrea Rota, abito a Bariano, ho 21 anni e frequento l’Università di Sicurezza delle reti informatiche. Ho numerose passioni, come lettura, sport, musica, e non ultimo il volontariato.

Come è nata la scelta del Servizio civile?

Era ormai parecchio tempo che ci pensavo e un giorno dell’estate scorsa ho deciso di intraprendere questa strada. Alla base di questa scelta sta sicuramente il "dovere morale": sentivo come un impegno al quale non potevo mancare, un impegno importante e responsabile, che alla fine potesse insegnarmi qualcosa. Avendo del tempo a disposizione (tutti ne abbiamo, basta trovarlo) ho provato a pensare quale fosse il modo migliore per occuparlo; un modo che potesse esser utile agli altri e anche a me stesso. Inoltre condivido pienamente i valori della Carta di Impegno Etico, posso riconoscermi in questi ambienti e in questi contesti: la pace, il difender la Patria con gesti di solidarietà e non con le armi; la società, il condividere e rispettare le regole del viver insieme; l’imparare a socializzare, aprendosi al dialogo e al confronto con altri volontari e con le persone impegnate nell’ente. Ecco così la mia scelta del progetto: “Attenti a quei nonni!”, assistenza agli anziani nel Comune di Ciserano.

Una domanda: come mai un ragazzo che studia informatica ha scelto questo progetto?

Può sembrare strano, ma ho voluto fortemente lanciarmi in questa avventura, scegliendo un campo diverso da ciò che avevo imparato negli anni scolastici. Ho sempre preso parte a progetti di volontariato, e ho visto nel Servizio civile una grande opportunità: lavorando al fianco di persone qualificate e, soprattutto, ricevendo una formazione rispetto a quello che facevo, non ci avrei perso niente, anzi avrei potuto solo imparare. Credo che ognuno di noi si debba adoperare in più campi, cercare sempre nuove esperienze e ampliare le proprie passioni. Senz’altro saremmo più informati e preparati nell’affrontare le situazioni future. In particolare ho voluto dedicarmi agli anziani per due motivi: primo perché oggi sono purtroppo esclusi ed isolati dalla società, al contrario di qualche tempo fa, dove l’anziano era il saggio, la guida della comunità e il punto di riferimento. La maggior parte degli anziani che assisto vive sola e, si sa, la solitudine è un qualcosa di orribile. Secondo perché pochi/e ragazzi/e scelgono questo progetto, il che alimenta solo il mio primo motivo.

Concretamente, di cosa si occupa il tuo progetto?

Il mio progetto consiste nell’assistenza degli anziani nel Comune di Ciserano: la maggior parte del tempo la trascorro nel Centro Diurno Integrato, dove ci sono circa 30 anziani; si fanno numerose attività (ludiche e non, ginniche), laboratori, arte terapia, ascolto della musica, canto… Oltre a tutto ciò, trascorro del tempo anche a domicilio di altri anziani: li aiuto nelle semplici azioni domestiche (come andare in bagno o a letto) e tengo un po’ di compagnia, che è sempre molto ben voluta da tutti loro.

Come ti trovi dopo i primi 4 mesi di servizio?

Molto bene, dal primo giorno di servizio mi sono sentito coinvolto nel progetto. Questo grazie alle persone che lavorano con me, mi hanno accolto e da subito mi hanno fatto sentire importante. Sempre gentili e disponibili per qualsiasi cosa, ho imparato molto in questo primo periodo. Quello che mi hanno trasmesso è la straordinaria umanità in ogni gesto, l’affetto e la passione verso un’altra persona; l’umiltà di metter sempre un sorriso anche quando si è di fronte alla sofferenza e al dolore. Non è comune trovare questi valori oggi, mi ritengo davvero fortunato di averli incontrati in questo mio anno di servizio. Un grazie va senz’altro agli anziani, con tutti loro si è creato un ottimo rapporto: ho potuto notare come un gesto semplice, come l’ascolto, si carichi di un forte significato davanti alla solitudine. Troppo spesso non si trovano cinque minuti per parlare con un amico o con una persona che non si conosce! Non ho trovato grandi difficoltà o problemi finora; dopo il breve periodo di ambientamento, ho intensificato i rapporti con tutti, conoscendoli sempre meglio ogni giorno. Cosa pensano i tuoi familiari e i tuoi amici di questa scelta? I miei familiari hanno appoggiato la mia scelta: sarebbe stata per me un’esperienza nuova, a contatto con realtà a volte lontane dalla vita di un giovane, cercando di affrontare problemi che non ci interessano fino a quando non ne siamo direttamente interessati. Sarebbe stata anche una sfida per me, avrebbe permesso di valutare le mie capacità. Anche i miei amici credono che abbia fatto una scelta importante; spero che anche loro in futuro possano prender parte ad un progetto.

Cosa cambieresti nel Servizio civile? Cosa invece lasceresti così?

Oltre alle 30 ore settimanali (ho firmato la petizione!), farei il tutoraggio con cadenza bimestrale: questo non perché lo ritengo poco utile, anzi è un ottimo strumento e un punto di riferimento. Ma anche se fosse una volta ogni due mesi non ne limiterebbe la funzione. Inoltre c’è sempre l’incontro personale con il tutor, in ogni momento e in caso di necessità. Dovrebbe esser messo più in evidenza il servizio offerto da noi ragazzi: trovo frustante incontrare persone che non capiscono se siamo volontari pagati, se lavoratori poco pagati o cos’altro. Una maggior visibilità agli occhi della società, secondo me, avvicinerebbe altri ragazzi e valorizzerebbe il nostro ruolo. Per il resto non cambierei altro; la formazione l’ho trovata molto interessante e parte integrante del Servizio civile: senza di essa non si avrebbe differenza con un lavoro comune o con uno stage scolastico. Nel mio caso, ho trovato costruttivo il dialogo e il confronto con gli altri volontari, spesso ci si “scontrava” ma alla fine si è creato un gruppo unito, con valori condivisi.

Cosa ti aspetti da questo anno?

Naturalmente mi aspetto una crescita personale sul lato umano; spero accresca in me alcuni valori, quali aiuto, solidarietà, disponibilità, ma anche impegno costante, sacrificio e riflessione. Spero infine possa essere un passaggio importante per il mio futuro.

Il Servizio civile in una frase.

L’opera umana più bella è quella di esser utile al prossimo (Sofocle)

(Da " Fogli di collegamento", settembre–dicembre 2008, n. 222)

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