BUONE NOTIZIE: UNA VOLONTARIA HA DATO LE DIMISSIONI!

“E questa sarebbe una buona notizia?” direte voi.
Per Associazione Mosaico lo è, perché Giada, la volontaria, si è dimessa in quanto contestualmente assunta dalla cooperativa presso cui stava svolgendo il suo anno di servizio civile.

Ma lasciamo la parola a Giada Paris:

foto giada paris

La mia esperienza con Mosaico è iniziata nel 2016. Dopo essermi laureata in Scienze dell'educazione sapevo di avere molti strumenti teorici ma poco pratici, soprattutto nell'ambito del lavoro all'interno di una comunità residenziale per soggetti ad alta protezione.
Mi sono detta: "sarebbe bello poter fare un'esperienza all'interno di una comunità residenziale": guardo il sito di Mosaico, invio la candidatura per il progetto di leva civica "vivere in autonomia".
Purtroppo non sono tra i selezionati, ma qualche giorno dopo mi chiama Manuel da Associazione Mosaico: ci sarebbe una posizione aperta e urgente di leva civica   sul nido di Palosco, gestito dalla Cooperativa Namastè.
 Non sono molto convinta, non è l'ambito in cui io voglio formarmi! Poi, con tutta l'umiltà dei miei 23anni accetto anche se Palosco è a 40minuti da casa. E meno male...
Questa esperienza mi ha permesso di conoscere educatori che mi hanno raccontato il loro percorso e di respirare un po' l'aria di Namastè. In questi mesi ho imparato molto e, in modo particolare, ho acquisito una prima consapevolezza: il lavoro dell'educatore è un lavoro speciale rispetto agli altri, fatto di relazioni e emozioni che nascono e restano nell'altro, piccole o grandi che siano.
Ormai siamo all’inizio dell’estate del 2016, provo a partecipare al bando di servizio civile nazionale e scelgo ancora una sede della Cooperativa Namastè: stavolta ce la faccio e a luglio comincio finalmente a sperimentare ciò che sarà il mio lavoro: operare in una comunità per disabili.
E oggi sono sempre più convinta che è ciò che voglio fare per tutta la vita.
Sì, perché la comunità è bella. Sia per chi ci vive sia per chi lavora. Si respira e si assapora l'aria di casa, la comodità, il cuore pieno (non è uno scherzo, lo senti davvero), con tutte le difficoltà che esistono. In questi mesi ho ricevuto tanto e credo di aver lasciato tanto a chi ho incontrato.
Ho sempre rispettato i miei turni, anche quando cadevano in giornate festive, e ciò che mi veniva chiesto. Ho sempre svolto bene ciò che mi veniva assegnato, dando fiducia a chi lavorava con me.
Pochi giorni fa è successa una cosa inaspettata: la cooperativa mi ha chiesto se ero disposta a cominciare un nuovo percorso: da dipendente, come educatrice a tempo pieno, in un appartamento ad alta protezione che sta per aprire.
Non si può spiegare cosa ho provato in quel momento, un senso di gratificazione così grande da ripagare tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Un nuovo appartamento, si parte da 0. Chi lavora, entrerà con chi abiterà la casa. Si tratterà di nascere. È una cosa grande ….e per un educatore di comunità credo sia la cosa più bella.
Allora ringrazio Mosaico perché mi ha dato la possibilità di potermi sperimentare, di mettermi in gioco e di formarmi. Ringrazio la cooperativa perché ha deciso di investire su figure giovani per i suoi progetti. Ringrazio anche me stessa, perché per raggiungere un obbiettivo bisogna non solo sperare, ma crederci!

Giada Paris

Roberta Locatelli, volontaria in Servizio civile presso la Biblioteca di Verdello BG da ottobre 2007 a settembre 2008

Come ti sei avvicinata al mondo del SCV?

Il passaggio dal 2006 al 2007 fu per me molto pesante da un punto di vista personale e avevo una grande confusione in testa per quanto riguardava il mio futuro. Avevo bisogno di cambiare la mia quotidianità e per questo decisi di prendermi un anno sabbatico e di farlo coincidere con l’anno di Servizio civile. Può sembrare strana come scelta, ma avevo bisogno di mettermi in gioco, possibilmente facendo qualcosa di utile. Allora mi misi in coda per le selezioni, per il progetto “Il viaggio dei Biblionauti”.

Perché hai scelto un progetto legato all’ambito delle biblioteche?

Un motivo semplice (ma non determinante nella mia scelta) è stata la vicinanza (la biblioteca del mio Comune di residenza); ma soprattutto l’idea di operare in un ambito a me non completamente sconosciuto (il mondo dei libri) all’interno del quale le mie competenze sarebbero state d’aiuto in maniera concreta. Per intenderci, io amo il teatro e amo raccontare storie: in biblioteca ho avuto modo di sfruttare questa passione attraverso dei momenti periodici di letture animate aperte ai bambini del paese. Probabilmente (e un po’ cinicamente) qualcuno potrebbe pensare che una motivazione sia stata, all’epoca, la speranza di costruire un bagaglio di competenze tali da creare maggiori possibilità di assunzioni o collaborazioni nello stesso ambito. Garantisco di non averci pensato (quantomeno non all’inizio!) e il fatto che ad oggi io non lavori in una biblioteca lascia intendere che il Servizio civile non opera come un ufficio di collocamento.

Non puoi però negare che in molti casi le collaborazioni siano continuate oltre l’esperienza di Servizio civile.

Ed è una buona cosa. Penso però che nel momento in cui ci si chiede se svolgere o no il SC, questa considerazione, cioè trovare un lavoro per il futuro e nel frattempo tenere occupato un anno, non debba essere il punto di partenza. Molte delle lamentele che raccoglievo da parte di altri volontari non erano legate allo svolgimento delle mansioni quotidiane o ai problemi incontrati, ma al fatto che ci fosse un ritardo nel pagamento della spettanza mensile. Capisco che in molti casi, in situazioni problematiche, quei soldi facciano comodo, ma non si può ridurre tutto ad essi. Non se si sceglie di essere un volontario in Servizio civile.

E cosa ritieni che sia importante?

La partecipazione.

Cosa intendi con partecipazione?

Ognuno può decidere di svolgere il Servizio civile per i motivi più diversi, ma non deve dimenticare che una volta inseriti nel meccanismo, bisogna partecipare. Partecipare vuol dire essere coscienti del proprio ruolo nell’ente e compiere bene il proprio lavoro. Vuol dire collaborare attivamente e non limitarsi a ricevere ordini ed eseguirli. Vuol dire dialogare per esprimere apertamente ciò che va bene e permettersi di evidenziare ciò che non va. Vuol dire cogliere l’importanza del proprio operato anche quando non si è attivi in progetti con una finalità sociale ben marcata. È ovvio che tener compagnia ad una persona anziana è un servizio ben più nobile del riordinare uno scaffale. Ma devo tener presente che in quell’azione banale io sto comunque rendendo un servizio alla comunità. Lo spessore morale forse non è lo stesso, ma il servizio è altrettanto importante.

E tu l’hai fatto?

Credo di sì, ma dovrei chiederlo ad Arianna, l’altra volontaria con cui ho collaborato in quei mesi. Insieme abbiamo lavorato bene e abbiamo cercato di dare un apporto personale con suggerimenti e idee che potevano, a nostro avviso, migliorare il servizio.

In che modo hai personalizzato il tuo apporto?

Il contributo più personale che ho dato è stato nel rapporto con i bambini. Da subito l’OLP mi ha permesso di partecipare a incontri di formazione incentrati sulla sezione ragazzi (mi ha consentito di recarmi anche presso la fiera di Bologna durante i giorni dedicati al libro per ragazzi) e ha assecondato il mio desiderio di ritagliare uno spazio dedicato all’avvicinamento alla lettura attraverso incontri di letture animate per i più piccoli. Talvolta quando la scuola organizzava per classi delle visite in biblioteca, lasciava a me l’onore di fare da Cicerone alle giovani menti che varcavano la soglia d’ingresso.

In concreto, in cosa consisteva il tuo servizio?

Molti pensano erroneamente che in biblioteca non ci sia nulla da fare. Probabilmente dipende dalle biblioteche e dai bibliotecari che frequentano… Ad eccezione dei mesi di luglio e agosto, il resto dell’anno è stato in continuo fermento. I compiti base ruotavano attorno ai prestiti, alla consegna dei libri, alla sistemazione degli scaffali. A questo si aggiungeva una serie di attività legate agli eventi culturali organizzati in paese, per cui bisognava predisporre locandine, spedire inviti, fare assistenza durante le manifestazioni. Talvolta gli eventi nascevano dalla biblioteca stessa, quindi anche l’organizzazione e la realizzazione erano a carico nostro (ovviamente Arianna ed io eravamo affiancate al bibliotecario, perciò noi intervenivamo nelle varie fasi quando e come richiesto).

Come sono stati i rapporti con il tuo OLP, i collaboratori e con gli altri volontari?

In generale buoni! Ci sono stati pochi problemi, facilmente risolvibili. Questo anche perché sono abituata a parlare chiaro, ad esprimere con educazione il mio punto di vista anche se è controcorrente. Con Arianna poi mi sono divertita moltissimo e la dimostrazione è che continuiamo a vederci anche oggi. E non è la sola: in ambito Comunale a Verdello eravamo 4 volontari e siamo riusciti a creare tra di noi un buon rapporto.

Cosa lasceresti uguale e cosa cambieresti se potessi tornare indietro?

Credo che lascerei tutto esattamente così. I pochi momenti critici sono superati di gran lunga da quelli positivi.

Quali sono stati per te i momenti più significativi o più divertenti?

Fare un elenco dettagliato è difficile… dovendo scegliere metterei tra i momenti più importanti la formazione. È lì che mi è entrato in testa un concetto che come un tarlo mi rode nel cervello da allora: cittadinanza attiva. Concetto già noto in precedenza ma su cui mi sono soffermata a riflettere con serietà solo da quel momento. E non mi è sembrato così retorico o utopico. Da qui poi è nata l’idea di candidarmi come delegata (carica che attualmente ricopro). I momenti divertenti si perdono nella memoria, ricordarli tutti è impossibile. Ma sicuramente le ultime tre settimane non hanno eguali. Io, Alessandra, Arianna e Francesco (i 4 moschettieri del comune) abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di un video sul nostro Servizio civile. Il 30 settembre abbiamo riunito le persone che con la loro presenza avevano caratterizzato il nostro anno e abbiamo organizzato una piccola festa durante la quale è stato proiettato. È stato esilarante! Oltre ai momenti più significativi e a quelli più divertenti, io aggiungerei i momenti che hanno dato soddisfazione. Non mi riferisco a quella professionale, ma a quella umana. Lavorare in biblioteca vuol dire avere a che fare con la gente. O meglio, con le persone. Persone che leggono per il piacere di farlo e che provano piacere nel cercare dei libri. Il mio compito non è stato solo consegnare fisicamente i libri, ma aiutare le persone nelle ricerche, chiacchierare con loro sui propri gusti letterari, raccogliere gli sfoghi di chi, magari anziano, ne approfitta per scambiare due parole su quello che succede nel mondo. Sentirmi dire da un biblofilo (mi piace molto di più di utente) “Grazie, sei stata molto gentile”, mi dava soddisfazione.

Che consiglio daresti a chi ha appena iniziato questa esperienza?

Di viverla al cento per cento come se da quest’anno dipendesse il loro futuro, ma senza crearsi troppe aspettative. È il modo migliore per godersi il presente. Consiglierei di credere veramente in quello che si fa, grande o piccolo che sia. E se si tratta di un nuovo volontario all’interno di una biblioteca (o anche di un ufficio) di sorridere comunque a chi entra perché è il modo migliore di rompere il ghiaccio e di mettere a proprio agio un’altra persona. Esiste un motto: “Servizio civile: un anno da non perdere”. Sta a noi fare in modo che sia un anno guadagnato e non sprecato.

Andrea Rota, volontario in servizio civile presso il Comune di Ciserano BG

(Da "Fogli di collegamento", marzo–aprile 2008, n. 220)

Per prima cosa, descriviti brevemente.

Un caloroso saluto a tutti i volontari che, come me, hanno da poco iniziato la loro esperienza nel Servizio civile. Mi presento: sono Andrea Rota, abito a Bariano, ho 21 anni e frequento l’Università di Sicurezza delle reti informatiche. Ho numerose passioni, come lettura, sport, musica, e non ultimo il volontariato.

Come è nata la scelta del Servizio civile?

Era ormai parecchio tempo che ci pensavo e un giorno dell’estate scorsa ho deciso di intraprendere questa strada. Alla base di questa scelta sta sicuramente il "dovere morale": sentivo come un impegno al quale non potevo mancare, un impegno importante e responsabile, che alla fine potesse insegnarmi qualcosa. Avendo del tempo a disposizione (tutti ne abbiamo, basta trovarlo) ho provato a pensare quale fosse il modo migliore per occuparlo; un modo che potesse esser utile agli altri e anche a me stesso. Inoltre condivido pienamente i valori della Carta di Impegno Etico, posso riconoscermi in questi ambienti e in questi contesti: la pace, il difender la Patria con gesti di solidarietà e non con le armi; la società, il condividere e rispettare le regole del viver insieme; l’imparare a socializzare, aprendosi al dialogo e al confronto con altri volontari e con le persone impegnate nell’ente. Ecco così la mia scelta del progetto: “Attenti a quei nonni!”, assistenza agli anziani nel Comune di Ciserano.

Una domanda: come mai un ragazzo che studia informatica ha scelto questo progetto?

Può sembrare strano, ma ho voluto fortemente lanciarmi in questa avventura, scegliendo un campo diverso da ciò che avevo imparato negli anni scolastici. Ho sempre preso parte a progetti di volontariato, e ho visto nel Servizio civile una grande opportunità: lavorando al fianco di persone qualificate e, soprattutto, ricevendo una formazione rispetto a quello che facevo, non ci avrei perso niente, anzi avrei potuto solo imparare. Credo che ognuno di noi si debba adoperare in più campi, cercare sempre nuove esperienze e ampliare le proprie passioni. Senz’altro saremmo più informati e preparati nell’affrontare le situazioni future. In particolare ho voluto dedicarmi agli anziani per due motivi: primo perché oggi sono purtroppo esclusi ed isolati dalla società, al contrario di qualche tempo fa, dove l’anziano era il saggio, la guida della comunità e il punto di riferimento. La maggior parte degli anziani che assisto vive sola e, si sa, la solitudine è un qualcosa di orribile. Secondo perché pochi/e ragazzi/e scelgono questo progetto, il che alimenta solo il mio primo motivo.

Concretamente, di cosa si occupa il tuo progetto?

Il mio progetto consiste nell’assistenza degli anziani nel Comune di Ciserano: la maggior parte del tempo la trascorro nel Centro Diurno Integrato, dove ci sono circa 30 anziani; si fanno numerose attività (ludiche e non, ginniche), laboratori, arte terapia, ascolto della musica, canto… Oltre a tutto ciò, trascorro del tempo anche a domicilio di altri anziani: li aiuto nelle semplici azioni domestiche (come andare in bagno o a letto) e tengo un po’ di compagnia, che è sempre molto ben voluta da tutti loro.

Come ti trovi dopo i primi 4 mesi di servizio?

Molto bene, dal primo giorno di servizio mi sono sentito coinvolto nel progetto. Questo grazie alle persone che lavorano con me, mi hanno accolto e da subito mi hanno fatto sentire importante. Sempre gentili e disponibili per qualsiasi cosa, ho imparato molto in questo primo periodo. Quello che mi hanno trasmesso è la straordinaria umanità in ogni gesto, l’affetto e la passione verso un’altra persona; l’umiltà di metter sempre un sorriso anche quando si è di fronte alla sofferenza e al dolore. Non è comune trovare questi valori oggi, mi ritengo davvero fortunato di averli incontrati in questo mio anno di servizio. Un grazie va senz’altro agli anziani, con tutti loro si è creato un ottimo rapporto: ho potuto notare come un gesto semplice, come l’ascolto, si carichi di un forte significato davanti alla solitudine. Troppo spesso non si trovano cinque minuti per parlare con un amico o con una persona che non si conosce! Non ho trovato grandi difficoltà o problemi finora; dopo il breve periodo di ambientamento, ho intensificato i rapporti con tutti, conoscendoli sempre meglio ogni giorno. Cosa pensano i tuoi familiari e i tuoi amici di questa scelta? I miei familiari hanno appoggiato la mia scelta: sarebbe stata per me un’esperienza nuova, a contatto con realtà a volte lontane dalla vita di un giovane, cercando di affrontare problemi che non ci interessano fino a quando non ne siamo direttamente interessati. Sarebbe stata anche una sfida per me, avrebbe permesso di valutare le mie capacità. Anche i miei amici credono che abbia fatto una scelta importante; spero che anche loro in futuro possano prender parte ad un progetto.

Cosa cambieresti nel Servizio civile? Cosa invece lasceresti così?

Oltre alle 30 ore settimanali (ho firmato la petizione!), farei il tutoraggio con cadenza bimestrale: questo non perché lo ritengo poco utile, anzi è un ottimo strumento e un punto di riferimento. Ma anche se fosse una volta ogni due mesi non ne limiterebbe la funzione. Inoltre c’è sempre l’incontro personale con il tutor, in ogni momento e in caso di necessità. Dovrebbe esser messo più in evidenza il servizio offerto da noi ragazzi: trovo frustante incontrare persone che non capiscono se siamo volontari pagati, se lavoratori poco pagati o cos’altro. Una maggior visibilità agli occhi della società, secondo me, avvicinerebbe altri ragazzi e valorizzerebbe il nostro ruolo. Per il resto non cambierei altro; la formazione l’ho trovata molto interessante e parte integrante del Servizio civile: senza di essa non si avrebbe differenza con un lavoro comune o con uno stage scolastico. Nel mio caso, ho trovato costruttivo il dialogo e il confronto con gli altri volontari, spesso ci si “scontrava” ma alla fine si è creato un gruppo unito, con valori condivisi.

Cosa ti aspetti da questo anno?

Naturalmente mi aspetto una crescita personale sul lato umano; spero accresca in me alcuni valori, quali aiuto, solidarietà, disponibilità, ma anche impegno costante, sacrificio e riflessione. Spero infine possa essere un passaggio importante per il mio futuro.

Il Servizio civile in una frase.

L’opera umana più bella è quella di esser utile al prossimo (Sofocle)

(Da " Fogli di collegamento", settembre–dicembre 2008, n. 222)

Veronica

Sono Veronica, volontaria in servizio civile presso la comunità diurna “Il Vantaggio” per famiglie multiproblematiche. Ho deciso di fare questa esperienza perché è inerente ai miei studi e perché volevo provare in pratica cosa voglia dire essere a contatto tutti i giorni con questa realtà. Ormai sono passati 8 mesi dall’inizio del Servizio Civile e, in questo tempo, ho imparato e visto molte cose.

Questa esperienza mi sta aiutando anche a livello personale ad aprirmi di più agli altri e ad acquistare una maggior fiducia e sicurezza in me stessa.

Con gli ospiti della Comunità ho instaurato un buon rapporto. Alcuni li conoscevo perché in precedenza facevo un po’ di volontariato prima di iniziare il servizio; con altri ci siamo conosciuti a vicenda ed ora abbiamo un bel rapporto.

Anche con le educatrici ho instaurato un bel rapporto che cresce sempre in meglio. Ho imparato e sto imparando tante cose da tutte loro. Sono contenta della scelta che ho fatto, perché è un esperienza che fino ad oggi mi ha dato tantissimo e mi ha permesso anche di dare altrettanto ad altre persone.

Con questa esperienza sono ancora più convinta che è il lavoro che voglio fare nella mia vita.

Ogni giorno che passa sento che sto crescendo sempre di più e mi sto arricchendo tantissimo sia a livello professionale che personale.

Quando finirò il Servizio civile, penso che una parte di me resterà sempre al “Vantaggio” perché è un’esperienza unica ed indimenticabile, ed inoltre credo che mi mancherà.

Il Servizio civile è un’esperienza che consiglio a tutti perché ti permette di imparare, ma allo stesso tempo di metterti in gioco in tutti i sensi.

Un anno tra i "fiori"

Salve, mi chiamo Marianna. Ho 20 anni e svolgo Servizio civile presso la Comunità residenziale psichiatrica “Villa Fiorita” della Cooperativa A.E.P.E.R. Che dire di quest’anno ormai quasi terminato? Non lo so neanche io, in verità, perché ne avrei tante da raccontare…

Prima di tutto svolgere il servizio a Villa Fiorita è stato bello perché non mi sono mai sentita sola in qualsiasi momento di bisogno. Tra gli ospiti ci sono delle persone anziane e per tante cose mi sembra di vedere i miei simpatici nonni che sono giù in Calabria!

Ogni giorno (quasi) c’è sempre qualcuno che combina qualcosa o dice qualche battuta che anima gli operatori! Ma tante volte c’è anche chi è su di giri e quindi devi cercare di stargli lontano, altrimenti rischi di prendere “le botte” … c’è anche questo a Villa Fiorita!

Però, tutto sommato, i miei ospiti sono bravi e gentili e, quando sono lontana da loro, li penso sempre. È impossibile fare diversamente. Ho imparato a vivere con loro le sofferenze e la loro solitudine che si portano dietro chi sa da quanto tempo… Tutto ciò mi ha fatto riflettere e pensare a quanta gente abbia bisogno di aiuto in questo mondo, anche soltanto di un piccolo sorriso o di una parola di conforto… o anche solo di un “ciao”, che fa sempre piacere…

Ho imparato ad apprezzare la vita e la “normalità”, che purtroppo non tutti hanno! Vi ringrazio “fiorellini”!

[Circolare interna Cooperativa Sociale A.E.P.E.R., anno V, n.. 49 – giugno 2007]

Servizio civile a Calvenzano

Siamo i ragazzi che hanno scelto di fare il servizio civile presso il Comune di Calvenzano.

Siamo venuti a conoscenza di questa opportunità grazie ai volantini visti in università e nelle scuole superiori, in internet e all’Assessorato ai Servizi sociali che a suo tempo aveva promosso tale iniziativa.

Da ottobre siamo impegnati nel realizzare gli obiettivi contenuti nel progetto denominato “Genitori sociali”, che fa parte del settore assistenza e prevede interventi a favore dei minori e delle loro famiglie di Calvenzano, con il supporto e la supervisione dell’OLP Assistente Sociale dot. Alida Moroni.

Durante il primo periodo ci siamo impegnati nella conoscenza dell’ambiente, delle persone e dei luoghi in cui avremmo svolto il servizio. Grazie all’ottima accoglienza da parte dei dipendenti comunali, del corpo docenti e dei collaboratori scolastici abbiamo avuto modo di dare concreta realizzazione al progetto in corso.

In particolare noi volontari siamo impegnati all’asilo, alle scuole elementari e medie dove, dopo aver predisposto con l’OLP un progetto individuale per le famiglie e i minori, offriamo un sostegno concreto a genitori e insegnanti che si trovano in difficoltà nel gestire determinate situazioni.

Questo intervento è svolto in stretta collaborazione con i professionisti che si occupano dei casi sociali e permette a noi di osservare i comportamenti e le relazioni che il minore ha e intraprende con le persone che ha intorno.

Oltre all’intervento scolastico, il progetto prevede il nostro inserimento in iniziative come lo spazio compiti, il CRE… ed attività in ambito familiare.

Realizziamo inoltre l’obiettivo di migliorare qualitativamente il tempo trascorso sullo scuolabus e durante la mensa scolastica con interventi mirati alla formazione, alla socializzazione e all’educazione dei minori.

Poi, per quanto riguarda i minori disabili, l’intervento si propone in particolare di promuovere l’integrazione sociale, favorendo il permanere nell’ambito familiare e comunitario di appartenenza, permettendo la realizzazione in concreto dei loro diritti.

È importante dirvi che il servizio civile dà la possibilità al volontario di maturare una scelta professionale orientata al sociale oltre che sviluppare qualità importanti come la sensibilità, la responsabilità, la partecipazione e altre forme di impegno civile future.

Lo scorso anno è stata offerta anche la possibilità di partecipare al bando in servizio civile per un secondo progetto denominato “Un incontro da inventare”, che prevedeva interventi a favore delle persone anziane, ma non sono pervenute richieste. Tale progetto è stato riproposto anche per l’anno 2007–2008. Per verificarne l’approvazione e le modalità di partecipazione al bando di selezione, se qualcuno di voi fosse interessato può consultare il sito www.mosaico.org.

In conclusione non possiamo nascondervi che problemi, talvolta incomprensioni e momenti difficili ci sono stati e probabilmente si ripresenteranno di nuovo, ma che l’esperienza da noi intrapresa fin ora è stata positiva e che non ci dispiacerebbe, se esistesse la possibilità, ripeterla.

Ci auguriamo che molti di voi seguiranno la nostra strada e nella speranza di essere stati sufficientemente chiari, vi ringraziamo per l’attenzione.

Gabriella, Filippo, Cinzia

Servizio civile volontario al traguardo

Come sapete, la Cooperativa Aeper è socia fondatrice della Associazione MOSAICO, Ente di Gestione per il Servizio Civile, ed in tutti questi anni se ne è avvalsa con profitto. Diciamo grazie anche all’Associazione Mosaico se abbiamo avuto già numerose e valide volontarie.

Il 30 novembre si è concluso il Servizio Civile delle nostre sei volontarie. Le ringraziamo volentieri per il bel servizio svolto: Elena, Alice, Chiara, Sara, Laura e Carmen. Ci piace anche salutarle leggendo alcune loro testimonianze scritte per il nostro Notiziario.

“Ho poche righe per descrivere la storia, le emozioni, i pensieri e i gesti di quest’anno di Servizio Civile passato all’Aquilone. Aquilone… casa grande, tanto prato, la ringhiera blu, le piante sacre, una cucina gigante, camere di bambini con i poster dei cantanti, giocattoli, libri e quaderni, pranzare con loro fin dal primo giorno… questo l’inizio di un’avventura… l’inizio un po’ caotico, l’inizio con tutte le cose nuove da scoprire, i primi passi per scoprire questo pezzo di mondo che ci sta così vicino eppure, per chi non lo vive, anche così lontano. Un pezzo di mondo nel quale mi sono tuffata, un pezzo di mondo che stupisce sempre, nel bene e nel male… un pezzo di mondo nel quale ho imparato di nuove tante cose che avevo un po’ dimenticato… rimettersi in gioco per pattinare, nascondersi, giocare a maestre e a poliziotti, parlare di calcio e di wrestling… quante cose che mi fanno ridere, tanti ricordi, tante occasioni per scoprire quei piccoli spazi inestinguibili che stanno dentro di loro… ecco, definirei questo anno, ormai giunto al termine, “un’occasione”, una splendida, gigante, rischiosa e bellissima occasione, un regalo che mi sono fatta, un tempo per conoscere chi si è attraverso chi proviamo ad
aiutare a crescere…”.

Alice

“Sono Chiara. Ho svolto il servizio civile Volontario presso la Rete Famiglie Affidatarie. Questa esperienza, oltre che ad essere stata bella, mi ha fatto crescere e maturare molto. Il solo sapere di essere d’aiuto a qualcuno era uno stimolo per svolgere al meglio il mio compito. Con i ragazzi ed i bambini sono riuscita ad instaurare un bellissimo rapporto. Ho cercato di mettermi in gioco il più possibile per riuscire a conoscerli e a farmi conoscere. Il Servizio Civile è un’esperienza che consiglierei alle persone, perché è vero che ti cambia la vita… ti fa riflettere su molte cose. La mia esperienza è stata positiva e l’ho vissuta bene grazie alle persone (educatori), che mi sono sempre stati vicino in tutto il percorso, aiutandomi a controllare al meglio le situazioni. Un grazie di cuore a tutti loro!!!

Chiara

“Servizio Civile, un anno che ti cambia la vita” ed in effetti è stato così per noi volontarie e per tutti gli operatori dell’Aeper che ci hanno aiutato ad affrontare questa nostra avventura. Questa esperienza mi ha dato molto, soprattutto umanamente e mi ha dato la possibilità di mettermi in gioco, prendendo consapevolezza dei miei pregi, ma anche dei miei limiti. Per questo credo che sia giusto ringraziare il Gruppo Aeper, in particolare la Comunità Aquilone, che ci è stata data”.

Elena

“Il servizio civile volontario… un anno che ti cambia la vita e che cambia la vita degli altri.” Ecco la frase che mi aveva spinto a guardarmi in giro per saperne qualcosa di più e mi aveva portato al “Mosaico”, a Bergamo, un anno fa.

COOPERATIVA AEPER: un nome conosciuto. 5 progetti, tutti interessanti.

Chiamo, compilo un po’ di carte e moduli e il 1° dicembre mi trovo a 25 Km da casa, al freddo, in un paesino mai visto, dove si parla un bergamasco talmente stretto, che non capisco niente.

Timida, suono il campanello; mi accoglie Elsa, che mi chiede come mi chiamo e da dove vengo; Giulio e Annetta stanno uscendo da soli a fare una passeggiata e Pietro passeggia per il giardino.

Non so cosa dire, come comportarmi; aspetto di incontrare la mia OLP (Operatore Locale di Progetto), che mi affiancherà.

È passato un anno: mi sono beccata un pugno, ho avuto da discutere con qualche operatore, ma io sono maturata. Questo anno mi ha davvero cambiata: sono meno timida, affronto la vita a testa alta, ho portato avanti 3 progetti.

Gli ospiti, sapendo che devo salutarli, versano lacrime, ballano con me e mi cantano canzoni. Io mi sento realizzata, perché ho potuto aiutarli, nel mio piccolo e perché ho capito che strada intraprendere nel mio futuro: quella
dell’assistenza verso chi ne ha bisogno”.

Laura

“Ormai siamo giunti alla fine dell’anno di servizio civile, un anno importante che mi ha regalato forti emozioni e che mi ha permesso di crescere sia personalmente che professionalmente.

Sono molti i grazie che mi sono stati rivolti in questo periodo ma credo di essere io quella che deve ringraziare le persone che con questa esperienza mi hanno permesso di essere oggi quella persona che un anno fa speravo di diventare… Credo di essere stata fortunata ad aver potuto svolgere il servizio civile presso il Vantaggio, un luogo che mi ha permesso di mettermi in discussione più volte e dove ho trovato delle colleghe/amiche che mi hanno fatto sentire a mio agio fin da subito e dalle quali ho potuto imparare molto. Sono infatti convinta che l’esito più o meno positivo di questa esperienza non dipenda solo dalla persona che decide di farla ma anche dalle persone con le quali la si condivide!

È stata un’esperienza del tutto positiva, con questo non intendo dire che sia sempre stata semplice, a volte sono sorti dei problemi o delle incomprensioni che però sono riuscita a risolvere grazie all’aiuto delle educatrici e della
coordinatrice.

Oggi consiglierei a tutti di provare a sperimentarsi nel Servizio Civile, perché questo non è un anno buttato via, ma un occasione per aiutare se stessi a riflettere un po’ aiutando gli altri”.

Carmen

“È passato un anno. Il servizio Civile è ormai giunto al termine ed io mi sento davvero cambiata, come dice la famosa campagna pubblicitaria. Per me è stata una grande occasione per mettermi in gioco sia in ambito personale che lavorativo. È stata un’esperienza che mi ha permesso di chiarirmi le idee riguardo al percorso scolastico da intraprendere. Da punto di vista personale credo che lavorare con i ragazzi del “Cordata” abbia potuto arricchire il
mio bagaglio personale riguardante le emozioni che entrano in gioco nel rapporto con gli altri”.

Sara

Da IL NOTIZIARIO, Anno III, N. 30– Novembre 2005 
(Circolare interna Cooperativa Sociale A.E.P.E.R.)

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  • Statistica

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