"È stata un’opportunità per mettere in gioco me stessa e comprendere i miei limiti e tutte le sfaccettature del mio carattere". Così Gaia definisce la sua esperienza di Leva civica. La giovane ha scelto di intraprendere questo percorso con l’associazione Fili intrecciati "si allinea a ciò che ho studiato nella scuola secondaria di secondo grado". Si tratta, ricorda Gaia, di "un’associazione che si occupa di accogliere e aiutare gli altri. Aspetti cruciali che ritengo essenziali da avere nel mio lavoro. I servizi si occupano di accoglienza, attraverso le comunità per bambini e adolescenti, di sostegno a persone disabili e di infanzia e famiglie, attraverso asili nido, spazi gioco e spazi compiti".
Gaia si è trovata quindi all’interno della comunità per bambini, un posto che non conosceva "ma davvero tanto speciale per le persone che lo frequentano. Bambini che sono stati tolti dalle famiglie ma che continuano ogni giorno a lottare per strapparti un sorriso". E spiega: "Credo sia proprio questo l’aspetto migliore nel fare l’educatrice: non solo ti permette di conoscere meglio te stessa attraverso i dialoghi e i litigi che si hanno all’interno della comunità, ma al tempo stesso i bambini trovano in te un punto di riferimento su cui contare".
Inizialmente, per alcuni giorni, "forse a causa del mio carattere, mi sentivo isolata e lontana dal contesto. Ma successivamente interagendo con i bambini, ognuno con una personalità differenti, siamo riusciti a instaurare un legame di fiducia reciproca". A distanza di tempo da quei primi giorni, il percorso fatto ha portato Gaia a una chiara consapevolezza: "È attraverso una relazione aperta, sincera e libera dal giudizio che i bimbi, anche molto piccoli, possono vivere serenamente le loro emozioni e diventare adulti consapevoli ed empatici. Le emozioni dei bimbi sono le stesse degli adulti; essi possono infatti provare rabbia, gioia, paura, tristezza, disgusto e sorpresa. La possibilità di poterle esprimere liberamente, attraverso il pianto, le urla di gioia o di rabbia, sarà il primo passo per accettarle tutte e imparare a viverle serenamente. La capacità dell’educatrice sta proprio nel permettere al bambino di esternare le proprie emozioni senza creare fastidio al prossimo".
La dolcezza e l'empatia di Gaia emergono con forza quando racconta che le capita, sentendo il vissuto delle storie dei bambini, "di avere gli occhi ludici perché lo fanno utilizzando scioltezza, ma al tempo stesso parole forti capaci di esprimere al meglio ciò che provano. È arrivati a questo punto che capisci davvero che il bambino non ti vede più con gli occhi di prima ma il suo sguardo è cambiato facendoti sentire una persona fondamentale per la loro crescita".
"Alla base di una relazione - prosegue - ci deve essere anche il linguaggio non verbale, tipico dei bimbi, come gli abbracci e i baci. Questi piccoli gesti fanno sentire il bambino al sicuro e protetto".
Questa esperienza ha permesso a Gaia di capire quale sia la propria strada: "Vorrei continuare a lavorare nell’ambito sociale come nelle comunità, ma al tempo stesso riuscire a incastrare anche la scolastica affiancandomi a uno o più bambini che ne hanno bisogno, in modo da vedere la loro crescita nell’ambito scolastico ma anche personale".
In questo percorso di Leva civica Gaia ha aperto il suo cuore e la sua casa ai bambini che ha conosciuto. Invitando anche tre sorelline a passare le feste con la sua famiglia: "I loro occhi trasmettevano felicità e spensieratezza e noi, nel guardarle, eravamo felici del rapporto che stavamo creando. Ed erano davvero emozionate nel momento dei regali!".