TESTIMONIANZE SERVIZIO CIVILE

Impariamo dagli anziani: "la vera felicità è sentire il cuore pieno di sentimenti, gratitudine ed emozioni"

Ho concluso oggi 14 gennaio 2020 la mia esperienza di SCU presso la Fondazione Centro per Accoglienza anziani di Lonate Pozzolo.

Un anno, 365 giorni, di costante impegno per il progetto "Prove di Armonia" che mi ha riempito le giornate ma anche il cuore.

In molti casi proprio di prove si è trattato: non sempre è stato facile vivere in un luogo in cui le persone trascorrono gli ultimi anni della propria vita. Un luogo, che per molte persone è preludio di tristezza e desolazione, come se una volta entrati fosse necessario fare assoluto silenzio per piombare in una sorta di contemplazione. Un luogo che vive e vede la morte costantemente.

Io non l'ho vissuta così.

Le Residenze Sanitarie Assistenziali per anziani sono luoghi vivi, fatti di esperienze, vissuti, desideri non ancora realizzati, piccoli segreti svelati, fatti di PERSONE.

Essendo la persona il centro di interesse della struttura, di fondamentale importanza risulta essere la RELAZIONE in tutte le sue sfaccettature.

Ma cos’é stata per me la relazione?

Ho preso a cuore l'esperienza svolta, dedicando del tempo per conoscere a fondo alcuni degli anziani ospiti della struttura, ascoltandone  le storie, i ricordi, i desideri inespressi.  Perché sì, anche a 90 e 100 anni si possono sognare e desiderare tante cose che, molto spesso, la maggior parte delle persone dá per scontato; ad esempio un abbraccio, una parola di conforto,  un cioccolatino, un torroncino; abbracciare l'amica trasferita  in un reparto diverso, vivendo fino a quel momento nel terrore che la candela della vita fosse per lei stata interrotta; la chiamata di una figlia o una sorella con la quale il rapporto è stato interrotto;  appendere la punta dell'albero di Natale con tutte le difficoltà che comporta lo stare  seduti su di una carrozzina, ricordando i tempi in cui a casa con i nipoti le decorazioni natalizie venivano fatte direttamente sugli enormi alberi del giardino arrampicandosi sulle scale; cantare canzoni della tradizione popolare al microfono senza vergogna;  ballare un tango nel ricordo dei tempi in cui le ragazze si conquistavano chiedendo la mano per un ballo lento durante i pomeriggi d'inverno; cucinare una torta, sforzandosi con tutto l'impegno possibile di ricordare come veniva fatta quando da bambini si abitava in campagna e ricordare con essa anche  il profumo che inebriava ogni abitazione accanto;  accarezzare il volto di un bambino e con occhi lucidi  riempirsi delle sua vivacità e vitalità.

Desideri semplici, di persone semplici che hanno tanto da insegnare, raccontare e trasmettere, cui basta poco per essere contente e sentirsi importanti, riconosciute ed accettate. Al di là delle patologie, della crisi identitaria, dei vuoti di memoria e del disorientamento ci sono comunque persone con sentimenti che necessitano di rassicurazioni quotidiane, piccoli gesti per rimanere in equilibrio e che sono incredibilmente  grate a chi le aiuta  in tutto questo.

Ho imparato che gli anziani sono un po' come i bambini, si meravigliano, si commuovono e  gioiscono per le piccole cose; mi è stato detto che sono proprio queste ultime a rendere felici, "la vera felicità non è materiale come sentire le tasche piene di soldi ma emotiva, sentire il cuore pieno di sentimenti  gratitudine ed emozioni",  lasciandosi travolgere da queste ultime proprio come fanno i bambini evitando un mondo asettico, passivo e privo di relazione sincera, vera e appassionata. Impariamo dagli anziani, impariamo dai bambini. 

Gli anziani mi hanno fatto capire che non è mai troppo tardi per iniziare qualcosa di nuovo , ma non si è mai nemmeno troppo giovani per intraprendere un nuovo cammino perché la vita corre in un  batter d'occhio.

Ho assistito a decessi e nuovi ingressi in struttura, infatti, il ciclo della comunità così come quello della vita, è in continua mutazione, proprio questo continuo evolversi mi ha portato a vivere una meravigliosa esperienza che senza dubbio porterò nel cuore così come tutte le persone che ne hanno fatto parte. Mi porterò a casa tanti sorrisi, tanto sincero affetto, tanti baci e parole di auguri per il mio futuro ma soprattutto i "grazie di cuore per l'amore che ci hai dato"; niente peró in confronto alla gioia che si prova nell'aiutare il prossimo e all'amore che inconsapevolmente questi anziani hanno trasmesso a me. Uno scambio reciproco, scambio di generazione, che spesso viene trascurato ma che invece è fondamentale soprattutto al giorno d'oggi in cui vi è una perdita di valori e di punti di riferimento.  Fondamentale come vedere queste persone in veste di risorse e non come ostacolo e peso per la società. Perché sono il nostro passato, le nostre origini, sono la storia e dalla storia si può solo imparare. 

Greta Barella, Volontaria di Servizio Civile Universale - Bando 2018 in servizio presso la Fondazine Centro di accoglienza per anziani Onlus di Lonate Pozzolo (VA) per il progetto: "Prove d'Armonia" nell'ambito dell'assistenza agli anziani.

Avrei mille cose da dire...

Avrei mille cose da dire sulla mia esperienza in questo anno passato svolgendo il servizio civile ma mi limiterò a scrivere solo due righe.

Vorrei ringraziare uno ad uno ogni ragazzo della Comunità ma sono veramente tanti e quindi mi limiterò a scrivere solo una semplice frase ma che racchiude a pieno questo bellissimo anno

"Ho un cromosoma in più ed è quello della felicità"
 
Beatrice Ginelli, Volontaria di Servizio Civile Universale - Bando 2018 in servizio presso la Cooperativa Sociale San Martino di Caravaggio (BG) per il progetto: "Enti del privato sociale e disabilità: sinergie comuni rivolte all’autonomia" nell'ambito dell'assistenza ai disabili.

LEVA CIVICA O SERVIZIO CIVILE... L'IMPORTANTE È METTERSI IN GIOCO!

Oggi vogliamo proporvi il bellissimo messaggio di ringraziamento inviatoci dalla nostra volontaria Paola Patrizia Riva, dopo la fine del suo percorso di Servizio civile. Cogliamo l'occasione per ringraziare lei e tutti i volontari e volontarie che mettono impegno e passione in quello che fanno! GRAZIE!

Gentili tutti di Mosaico
Dopo due anni di collaborazione (prima in Comune ad Arcore con leva civica, poi leva civica autofinanziata e successivamente in Biblioteca ad Arcore con servizio civile) sono qui a scrivervi un grazie sincero e di tutto cuore.
Da quando ho varcato la soglia del vostro ufficio a Bergamo per il primo colloquio di selezione fino al termine del mio percorso ho sempre trovato in voi persone sorridenti, competenti e sempre attente alle mie necessità.
Non scorderò mai questa bellissima esperienza, spero ci sia modo, chissà come chissà quando, di collaborare assieme anche se ho passato la fatidica soglia dei 29 anni.
Vorrei nominare qualcuno di voi ma davvero ho trovato in ciascuno un sorriso, un aiuto, un consiglio nelle mille chiamate, mail o momenti d’incontro. Ne nomino tre per tutti: ringrazio Francesco di Bergamo, Arianna di Erba e Flavio Terzi.
Con voi mi sono tolta un po’ di polvere dai molti anni di studio e mi sono messa in gioco scoprendo quello che è il mondo del lavoro e ve ne sarò sempre grata.
Un abbraccio
Paola Patrizia Riva

La realtà del Servizio civile di Associazione Mosaico con…. Il Mosaico!

Testimonianza Il MosaicoAssociazione Mosaico vi propone la testimonianza di quattro ragazze che hanno svolto il Servizio civile presso la cooperativa sociale IL MOSAICO di Bulgarograsso in provincia di Como e ovviamente associato ad… ASSOCIAZIONE MOSAICO!

C’erano una volta quattro ragazze sconosciute: un bel dì si ritrovarono al Mosaico di Bulgaro. Perché? Vi starete chiedendo. Se lo chiedono anche loro!
Qualcuno voleva provare qualcosa di nuovo, qualcuno voleva sperimentare, qualcuno voleva mettersi in gioco, qualcuno si era perso… qualcuno aveva il salvadanaio vuoto. Fatto sta, che si ritrovarono al Mosaico.

C’erano un tavolo, il caldo della prima estate e più di quattro ragazze: la selezione dei volontari in servizio civile era aperta.

“Ma sì, ci provo”; “Ma va, tanto non mi prendono”; “E ma se mi prendono, poi?”; “Ma stasera cosa mangio?”

Insomma, un turbinio di pensieri e domande senza risposta… Spiaccicano qualche parola e poi… LE RICHIAMANO! (si aspettavano un “le faremo sapere”). Un anno, 1400 ore, 5 giorni a settimana, centro diurno, comunità, le più svariate attività… la prospettiva era molto ampia.

Se all’inizio erano solo numeri, alla fine è diventata solo pratica (e burocrazia, quando si devono inviare i fogli delle ore al Ministero).

Arrivavano tutte da vite diverse: qualcuno si era perso tra manicure e smalti; qualcuno alla deriva tra il diploma e una presunta laurea; qualcuno semplicemente proseguiva su una strada già battuta; tutte intorno ai 20, ma con idee diverse su cosa fare della loro vita… qualcuno proprio non ne aveva idea. Il mosaico è ed è stato una ventata di aria fresca che ha riordinato almeno un po’ i loro pensieri, aprendo nuove strade e prospettive che aspettano solo di essere colte. All’inizio l’impatto è stato forte: tante domande, poche risposte e la paura di agire nel modo sbagliato: sarebbe stato comodo avere un manuale di istruzioni ma se lo sono dovute creare con l’esperienza.

Dice il dizionario: “ESPERIENZA”: conoscenza acquisita mediante il contatto con un determinato settore della realtà. Di Contatto, al Mosaico, ce ne è da vendere; la conoscenza è in omaggio giorno per giorno; di realtà ce ne sono diverse; e ognuna colpisce in modo differente: stupore, tenerezza, ironia, pazienza, a volte crisi, paura nel dissotterramento… e poi uno dei ragazzi ti sorride e in te torna la calma.

Per queste quattro ragazze (che, tra l’altro, ci somigliano tantissimo) l’esperienza del servizio civile non può considerarsi slogan, bensì molteplici realtà, intricate e incastrate in una relazione umana che durerà speriamo, per tutta la loro vita.

L'esperienza di Ester Rizzi: Servizio civile e leva civica alla biblioteca di Nembro

Testimonianza Rizzi EsterA partire dal mese di ottobre 2016 ho iniziato un percorso di Servizio civile presso la Biblioteca Centro Cultura di Nembro nell’ambito del progetto “L’arte di leggere”. Nel corso dell’intero anno ho svolto attività di diverso genere, a partire dal servizio di prestito libri e documenti, comunicazione e promozione eventi, organizzazione di laboratori e attività ludico educative dedicate ai bambini per favorire un approccio positivo alla lettura.  In particolare ho collaborato alla realizzazione di una bibliografia tematica, indirizzata ai bambini frequentanti la scuola primaria, avente per tema la valorizzazione della propria identità e il contrasto al bullismo.

Subito dopo l’inizio del Servizio Civile ho avuto modo di promuovere e occuparmi dell’organizzazione della 5^ edizione del festival TIRAFUORILALINGUA, dedicato alla promozione e valorizzazione della lingua madre e cultura di appartenenza. Per la prima volta il concorso, che per le edizioni precedenti era stato realizzato presso il comune di Albino, ha avuto come sede operativa la Biblioteca Centro Cultura di Nembro e l’Auditorium Modernissimo del comune di Nembro. Uno degli obiettivi dell’organizzazione del concorso è stato quello di rendere partecipi giovani delle “seconde generazioni” in attività che potessero essere legate alla promozione di attività culturali tenendo conto dell’importanza data dall’unione della cultura di appartenenza della famiglia e di quella italiana in cui vivono. Tre ragazze in particolare hanno collaborato per la realizzazione della serata finale della 5^ edizione, due svolgendo il ruolo di co-presentatrici e una iscrivendosi come concorrente per la categoria “giovani”.

Nel febbraio 2017, in concomitanza con la celebrazione della Giornata Internazionale della Lingua Madre, è stato dato l’avvio alla 6^ edizione del concorso/festival TIRAFUORILALINGUA. Per questa nuova edizione ho avuto la possibilità di gestire sin dall’inizio tutto l’iter organizzativo, svolgendo le mansioni di comunicazione, ricerca di sponsor e contributi per il finanziamento del progetto, diffusione del bando, ricerca dei potenziali concorrenti (a livello sia locale che nazionale) individuazione di figure all’interno degli ambiti sociali e culturali disposte a fare da giurati per il concorso (quest’anno alla giuria hanno preso parte anche direttori artistici di due festiva: il festival “Fuori Luogo” di Sesto San Giovanni e il festival di Ostana (CN)). Alle mansioni di segreteria e organizzazione del festival si sono aggiunti eventi di promozione interculturale e interreligiosa come la realizzazione dell’Iftar condiviso nella piazza del comune di Nembro e il Suq delle culture, realizzato a maggio tutti gli anni a conclusione dei corsi di alfabetizzazione italiana e araba per italiani e stranieri. In questa edizione del Suq alcune classi delle scuole medie di Nembro hanno visitato una mostra alla quale hanno partecipato alcuni dei concorrenti del concorso (residenti a Nembro o nei comuni vicini). Attraverso opere e testimonianze i ragazzi hanno potuto conoscere alcune esperienze molto particolari parlare direttamente con richiedenti asilo, conoscere la lingua e la cultura senegalese, messicana, siriana raccontate da chi le conosce nel profondo.

È stato nel corso dello svolgimento del percorso di Leva civica regionale che si è tenuta la serata di premiazione della 6^ edizione del festival presso l’Auditorium Modernissimo di Nembro, sabato 25 novembre 2017, alla presenza di un pubblico ampio e variegato. Nell’ultimo periodo di leva Civica ho iniziato a porre le basi per concorso 2018 che punta ad una diffusione sempre più ampia avviata grazie anche al coinvolgimento del Sistema Bibliotecario della Valle Seriana.

Cosa mi ha dato questa esperienza:

L’esperienza vissuta grazie ai progetti di Servizio civile e di Leva civica mi ha dato la possibilità di sviluppare degli obiettivi concreti utili per il contesto in cui ho operato (comune di Nembro – biblioteca) e altrettanto utili per il mio sviluppo personale e, ipoteticamente, anche professionale futuro. Ho avuto la fortuna di potermi muovere in un ambito di mio interesse, di interagire con figure professionali conosciute e non, di farmi conoscere a livello locale vivendo l’esperienza di un contesto lavorativo, in questo caso un contesto di lavoro pubblico nel settore culturale e, nel mio caso, con uno sguardo anche all’ambito della promozione di attività in ambito sociale (integrazione, intercultura…). Tutto questo mi ha dato la possibilità di accrescere la mia esperienza, di acquisire nuove competenze (ad esempio nel campo della comunicazione e progettazione di eventi) e di affinarne altre. Per tutti questi motivi consiglierei anche ad altri di prendere parte a progetti di Servizio Civile e Leva Civica, tenendo in considerazione il fatto che oggi è sempre più importante avere la possibilità di fare esperienze concrete in diversi ambiti o settori.

BUONE NOTIZIE: UNA VOLONTARIA HA DATO LE DIMISSIONI!

“E questa sarebbe una buona notizia?” direte voi.
Per Associazione Mosaico lo è, perché Giada, la volontaria, si è dimessa in quanto contestualmente assunta dalla cooperativa presso cui stava svolgendo il suo anno di servizio civile.

Ma lasciamo la parola a Giada Paris:

foto giada paris

La mia esperienza con Mosaico è iniziata nel 2016. Dopo essermi laureata in Scienze dell'educazione sapevo di avere molti strumenti teorici ma poco pratici, soprattutto nell'ambito del lavoro all'interno di una comunità residenziale per soggetti ad alta protezione.
Mi sono detta: "sarebbe bello poter fare un'esperienza all'interno di una comunità residenziale": guardo il sito di Mosaico, invio la candidatura per il progetto di leva civica "vivere in autonomia".
Purtroppo non sono tra i selezionati, ma qualche giorno dopo mi chiama Manuel da Associazione Mosaico: ci sarebbe una posizione aperta e urgente di leva civica   sul nido di Palosco, gestito dalla Cooperativa Namastè.
 Non sono molto convinta, non è l'ambito in cui io voglio formarmi! Poi, con tutta l'umiltà dei miei 23anni accetto anche se Palosco è a 40minuti da casa. E meno male...
Questa esperienza mi ha permesso di conoscere educatori che mi hanno raccontato il loro percorso e di respirare un po' l'aria di Namastè. In questi mesi ho imparato molto e, in modo particolare, ho acquisito una prima consapevolezza: il lavoro dell'educatore è un lavoro speciale rispetto agli altri, fatto di relazioni e emozioni che nascono e restano nell'altro, piccole o grandi che siano.
Ormai siamo all’inizio dell’estate del 2016, provo a partecipare al bando di servizio civile nazionale e scelgo ancora una sede della Cooperativa Namastè: stavolta ce la faccio e a luglio comincio finalmente a sperimentare ciò che sarà il mio lavoro: operare in una comunità per disabili.
E oggi sono sempre più convinta che è ciò che voglio fare per tutta la vita.
Sì, perché la comunità è bella. Sia per chi ci vive sia per chi lavora. Si respira e si assapora l'aria di casa, la comodità, il cuore pieno (non è uno scherzo, lo senti davvero), con tutte le difficoltà che esistono. In questi mesi ho ricevuto tanto e credo di aver lasciato tanto a chi ho incontrato.
Ho sempre rispettato i miei turni, anche quando cadevano in giornate festive, e ciò che mi veniva chiesto. Ho sempre svolto bene ciò che mi veniva assegnato, dando fiducia a chi lavorava con me.
Pochi giorni fa è successa una cosa inaspettata: la cooperativa mi ha chiesto se ero disposta a cominciare un nuovo percorso: da dipendente, come educatrice a tempo pieno, in un appartamento ad alta protezione che sta per aprire.
Non si può spiegare cosa ho provato in quel momento, un senso di gratificazione così grande da ripagare tutti gli sforzi fatti fino ad ora. Un nuovo appartamento, si parte da 0. Chi lavora, entrerà con chi abiterà la casa. Si tratterà di nascere. È una cosa grande ….e per un educatore di comunità credo sia la cosa più bella.
Allora ringrazio Mosaico perché mi ha dato la possibilità di potermi sperimentare, di mettermi in gioco e di formarmi. Ringrazio la cooperativa perché ha deciso di investire su figure giovani per i suoi progetti. Ringrazio anche me stessa, perché per raggiungere un obbiettivo bisogna non solo sperare, ma crederci!

Giada Paris

Roberta Locatelli, volontaria in Servizio civile presso la Biblioteca di Verdello BG da ottobre 2007 a settembre 2008

Come ti sei avvicinata al mondo del SCV?

Il passaggio dal 2006 al 2007 fu per me molto pesante da un punto di vista personale e avevo una grande confusione in testa per quanto riguardava il mio futuro. Avevo bisogno di cambiare la mia quotidianità e per questo decisi di prendermi un anno sabbatico e di farlo coincidere con l’anno di Servizio civile. Può sembrare strana come scelta, ma avevo bisogno di mettermi in gioco, possibilmente facendo qualcosa di utile. Allora mi misi in coda per le selezioni, per il progetto “Il viaggio dei Biblionauti”.

Perché hai scelto un progetto legato all’ambito delle biblioteche?

Un motivo semplice (ma non determinante nella mia scelta) è stata la vicinanza (la biblioteca del mio Comune di residenza); ma soprattutto l’idea di operare in un ambito a me non completamente sconosciuto (il mondo dei libri) all’interno del quale le mie competenze sarebbero state d’aiuto in maniera concreta. Per intenderci, io amo il teatro e amo raccontare storie: in biblioteca ho avuto modo di sfruttare questa passione attraverso dei momenti periodici di letture animate aperte ai bambini del paese. Probabilmente (e un po’ cinicamente) qualcuno potrebbe pensare che una motivazione sia stata, all’epoca, la speranza di costruire un bagaglio di competenze tali da creare maggiori possibilità di assunzioni o collaborazioni nello stesso ambito. Garantisco di non averci pensato (quantomeno non all’inizio!) e il fatto che ad oggi io non lavori in una biblioteca lascia intendere che il Servizio civile non opera come un ufficio di collocamento.

Non puoi però negare che in molti casi le collaborazioni siano continuate oltre l’esperienza di Servizio civile.

Ed è una buona cosa. Penso però che nel momento in cui ci si chiede se svolgere o no il SC, questa considerazione, cioè trovare un lavoro per il futuro e nel frattempo tenere occupato un anno, non debba essere il punto di partenza. Molte delle lamentele che raccoglievo da parte di altri volontari non erano legate allo svolgimento delle mansioni quotidiane o ai problemi incontrati, ma al fatto che ci fosse un ritardo nel pagamento della spettanza mensile. Capisco che in molti casi, in situazioni problematiche, quei soldi facciano comodo, ma non si può ridurre tutto ad essi. Non se si sceglie di essere un volontario in Servizio civile.

E cosa ritieni che sia importante?

La partecipazione.

Cosa intendi con partecipazione?

Ognuno può decidere di svolgere il Servizio civile per i motivi più diversi, ma non deve dimenticare che una volta inseriti nel meccanismo, bisogna partecipare. Partecipare vuol dire essere coscienti del proprio ruolo nell’ente e compiere bene il proprio lavoro. Vuol dire collaborare attivamente e non limitarsi a ricevere ordini ed eseguirli. Vuol dire dialogare per esprimere apertamente ciò che va bene e permettersi di evidenziare ciò che non va. Vuol dire cogliere l’importanza del proprio operato anche quando non si è attivi in progetti con una finalità sociale ben marcata. È ovvio che tener compagnia ad una persona anziana è un servizio ben più nobile del riordinare uno scaffale. Ma devo tener presente che in quell’azione banale io sto comunque rendendo un servizio alla comunità. Lo spessore morale forse non è lo stesso, ma il servizio è altrettanto importante.

E tu l’hai fatto?

Credo di sì, ma dovrei chiederlo ad Arianna, l’altra volontaria con cui ho collaborato in quei mesi. Insieme abbiamo lavorato bene e abbiamo cercato di dare un apporto personale con suggerimenti e idee che potevano, a nostro avviso, migliorare il servizio.

In che modo hai personalizzato il tuo apporto?

Il contributo più personale che ho dato è stato nel rapporto con i bambini. Da subito l’OLP mi ha permesso di partecipare a incontri di formazione incentrati sulla sezione ragazzi (mi ha consentito di recarmi anche presso la fiera di Bologna durante i giorni dedicati al libro per ragazzi) e ha assecondato il mio desiderio di ritagliare uno spazio dedicato all’avvicinamento alla lettura attraverso incontri di letture animate per i più piccoli. Talvolta quando la scuola organizzava per classi delle visite in biblioteca, lasciava a me l’onore di fare da Cicerone alle giovani menti che varcavano la soglia d’ingresso.

In concreto, in cosa consisteva il tuo servizio?

Molti pensano erroneamente che in biblioteca non ci sia nulla da fare. Probabilmente dipende dalle biblioteche e dai bibliotecari che frequentano… Ad eccezione dei mesi di luglio e agosto, il resto dell’anno è stato in continuo fermento. I compiti base ruotavano attorno ai prestiti, alla consegna dei libri, alla sistemazione degli scaffali. A questo si aggiungeva una serie di attività legate agli eventi culturali organizzati in paese, per cui bisognava predisporre locandine, spedire inviti, fare assistenza durante le manifestazioni. Talvolta gli eventi nascevano dalla biblioteca stessa, quindi anche l’organizzazione e la realizzazione erano a carico nostro (ovviamente Arianna ed io eravamo affiancate al bibliotecario, perciò noi intervenivamo nelle varie fasi quando e come richiesto).

Come sono stati i rapporti con il tuo OLP, i collaboratori e con gli altri volontari?

In generale buoni! Ci sono stati pochi problemi, facilmente risolvibili. Questo anche perché sono abituata a parlare chiaro, ad esprimere con educazione il mio punto di vista anche se è controcorrente. Con Arianna poi mi sono divertita moltissimo e la dimostrazione è che continuiamo a vederci anche oggi. E non è la sola: in ambito Comunale a Verdello eravamo 4 volontari e siamo riusciti a creare tra di noi un buon rapporto.

Cosa lasceresti uguale e cosa cambieresti se potessi tornare indietro?

Credo che lascerei tutto esattamente così. I pochi momenti critici sono superati di gran lunga da quelli positivi.

Quali sono stati per te i momenti più significativi o più divertenti?

Fare un elenco dettagliato è difficile… dovendo scegliere metterei tra i momenti più importanti la formazione. È lì che mi è entrato in testa un concetto che come un tarlo mi rode nel cervello da allora: cittadinanza attiva. Concetto già noto in precedenza ma su cui mi sono soffermata a riflettere con serietà solo da quel momento. E non mi è sembrato così retorico o utopico. Da qui poi è nata l’idea di candidarmi come delegata (carica che attualmente ricopro). I momenti divertenti si perdono nella memoria, ricordarli tutti è impossibile. Ma sicuramente le ultime tre settimane non hanno eguali. Io, Alessandra, Arianna e Francesco (i 4 moschettieri del comune) abbiamo lavorato insieme alla realizzazione di un video sul nostro Servizio civile. Il 30 settembre abbiamo riunito le persone che con la loro presenza avevano caratterizzato il nostro anno e abbiamo organizzato una piccola festa durante la quale è stato proiettato. È stato esilarante! Oltre ai momenti più significativi e a quelli più divertenti, io aggiungerei i momenti che hanno dato soddisfazione. Non mi riferisco a quella professionale, ma a quella umana. Lavorare in biblioteca vuol dire avere a che fare con la gente. O meglio, con le persone. Persone che leggono per il piacere di farlo e che provano piacere nel cercare dei libri. Il mio compito non è stato solo consegnare fisicamente i libri, ma aiutare le persone nelle ricerche, chiacchierare con loro sui propri gusti letterari, raccogliere gli sfoghi di chi, magari anziano, ne approfitta per scambiare due parole su quello che succede nel mondo. Sentirmi dire da un biblofilo (mi piace molto di più di utente) “Grazie, sei stata molto gentile”, mi dava soddisfazione.

Che consiglio daresti a chi ha appena iniziato questa esperienza?

Di viverla al cento per cento come se da quest’anno dipendesse il loro futuro, ma senza crearsi troppe aspettative. È il modo migliore per godersi il presente. Consiglierei di credere veramente in quello che si fa, grande o piccolo che sia. E se si tratta di un nuovo volontario all’interno di una biblioteca (o anche di un ufficio) di sorridere comunque a chi entra perché è il modo migliore di rompere il ghiaccio e di mettere a proprio agio un’altra persona. Esiste un motto: “Servizio civile: un anno da non perdere”. Sta a noi fare in modo che sia un anno guadagnato e non sprecato.

Andrea Rota, volontario in servizio civile presso il Comune di Ciserano BG

(Da "Fogli di collegamento", marzo–aprile 2008, n. 220)

Per prima cosa, descriviti brevemente.

Un caloroso saluto a tutti i volontari che, come me, hanno da poco iniziato la loro esperienza nel Servizio civile. Mi presento: sono Andrea Rota, abito a Bariano, ho 21 anni e frequento l’Università di Sicurezza delle reti informatiche. Ho numerose passioni, come lettura, sport, musica, e non ultimo il volontariato.

Come è nata la scelta del Servizio civile?

Era ormai parecchio tempo che ci pensavo e un giorno dell’estate scorsa ho deciso di intraprendere questa strada. Alla base di questa scelta sta sicuramente il "dovere morale": sentivo come un impegno al quale non potevo mancare, un impegno importante e responsabile, che alla fine potesse insegnarmi qualcosa. Avendo del tempo a disposizione (tutti ne abbiamo, basta trovarlo) ho provato a pensare quale fosse il modo migliore per occuparlo; un modo che potesse esser utile agli altri e anche a me stesso. Inoltre condivido pienamente i valori della Carta di Impegno Etico, posso riconoscermi in questi ambienti e in questi contesti: la pace, il difender la Patria con gesti di solidarietà e non con le armi; la società, il condividere e rispettare le regole del viver insieme; l’imparare a socializzare, aprendosi al dialogo e al confronto con altri volontari e con le persone impegnate nell’ente. Ecco così la mia scelta del progetto: “Attenti a quei nonni!”, assistenza agli anziani nel Comune di Ciserano.

Una domanda: come mai un ragazzo che studia informatica ha scelto questo progetto?

Può sembrare strano, ma ho voluto fortemente lanciarmi in questa avventura, scegliendo un campo diverso da ciò che avevo imparato negli anni scolastici. Ho sempre preso parte a progetti di volontariato, e ho visto nel Servizio civile una grande opportunità: lavorando al fianco di persone qualificate e, soprattutto, ricevendo una formazione rispetto a quello che facevo, non ci avrei perso niente, anzi avrei potuto solo imparare. Credo che ognuno di noi si debba adoperare in più campi, cercare sempre nuove esperienze e ampliare le proprie passioni. Senz’altro saremmo più informati e preparati nell’affrontare le situazioni future. In particolare ho voluto dedicarmi agli anziani per due motivi: primo perché oggi sono purtroppo esclusi ed isolati dalla società, al contrario di qualche tempo fa, dove l’anziano era il saggio, la guida della comunità e il punto di riferimento. La maggior parte degli anziani che assisto vive sola e, si sa, la solitudine è un qualcosa di orribile. Secondo perché pochi/e ragazzi/e scelgono questo progetto, il che alimenta solo il mio primo motivo.

Concretamente, di cosa si occupa il tuo progetto?

Il mio progetto consiste nell’assistenza degli anziani nel Comune di Ciserano: la maggior parte del tempo la trascorro nel Centro Diurno Integrato, dove ci sono circa 30 anziani; si fanno numerose attività (ludiche e non, ginniche), laboratori, arte terapia, ascolto della musica, canto… Oltre a tutto ciò, trascorro del tempo anche a domicilio di altri anziani: li aiuto nelle semplici azioni domestiche (come andare in bagno o a letto) e tengo un po’ di compagnia, che è sempre molto ben voluta da tutti loro.

Come ti trovi dopo i primi 4 mesi di servizio?

Molto bene, dal primo giorno di servizio mi sono sentito coinvolto nel progetto. Questo grazie alle persone che lavorano con me, mi hanno accolto e da subito mi hanno fatto sentire importante. Sempre gentili e disponibili per qualsiasi cosa, ho imparato molto in questo primo periodo. Quello che mi hanno trasmesso è la straordinaria umanità in ogni gesto, l’affetto e la passione verso un’altra persona; l’umiltà di metter sempre un sorriso anche quando si è di fronte alla sofferenza e al dolore. Non è comune trovare questi valori oggi, mi ritengo davvero fortunato di averli incontrati in questo mio anno di servizio. Un grazie va senz’altro agli anziani, con tutti loro si è creato un ottimo rapporto: ho potuto notare come un gesto semplice, come l’ascolto, si carichi di un forte significato davanti alla solitudine. Troppo spesso non si trovano cinque minuti per parlare con un amico o con una persona che non si conosce! Non ho trovato grandi difficoltà o problemi finora; dopo il breve periodo di ambientamento, ho intensificato i rapporti con tutti, conoscendoli sempre meglio ogni giorno. Cosa pensano i tuoi familiari e i tuoi amici di questa scelta? I miei familiari hanno appoggiato la mia scelta: sarebbe stata per me un’esperienza nuova, a contatto con realtà a volte lontane dalla vita di un giovane, cercando di affrontare problemi che non ci interessano fino a quando non ne siamo direttamente interessati. Sarebbe stata anche una sfida per me, avrebbe permesso di valutare le mie capacità. Anche i miei amici credono che abbia fatto una scelta importante; spero che anche loro in futuro possano prender parte ad un progetto.

Cosa cambieresti nel Servizio civile? Cosa invece lasceresti così?

Oltre alle 30 ore settimanali (ho firmato la petizione!), farei il tutoraggio con cadenza bimestrale: questo non perché lo ritengo poco utile, anzi è un ottimo strumento e un punto di riferimento. Ma anche se fosse una volta ogni due mesi non ne limiterebbe la funzione. Inoltre c’è sempre l’incontro personale con il tutor, in ogni momento e in caso di necessità. Dovrebbe esser messo più in evidenza il servizio offerto da noi ragazzi: trovo frustante incontrare persone che non capiscono se siamo volontari pagati, se lavoratori poco pagati o cos’altro. Una maggior visibilità agli occhi della società, secondo me, avvicinerebbe altri ragazzi e valorizzerebbe il nostro ruolo. Per il resto non cambierei altro; la formazione l’ho trovata molto interessante e parte integrante del Servizio civile: senza di essa non si avrebbe differenza con un lavoro comune o con uno stage scolastico. Nel mio caso, ho trovato costruttivo il dialogo e il confronto con gli altri volontari, spesso ci si “scontrava” ma alla fine si è creato un gruppo unito, con valori condivisi.

Cosa ti aspetti da questo anno?

Naturalmente mi aspetto una crescita personale sul lato umano; spero accresca in me alcuni valori, quali aiuto, solidarietà, disponibilità, ma anche impegno costante, sacrificio e riflessione. Spero infine possa essere un passaggio importante per il mio futuro.

Il Servizio civile in una frase.

L’opera umana più bella è quella di esser utile al prossimo (Sofocle)

(Da " Fogli di collegamento", settembre–dicembre 2008, n. 222)

Veronica

Sono Veronica, volontaria in servizio civile presso la comunità diurna “Il Vantaggio” per famiglie multiproblematiche. Ho deciso di fare questa esperienza perché è inerente ai miei studi e perché volevo provare in pratica cosa voglia dire essere a contatto tutti i giorni con questa realtà. Ormai sono passati 8 mesi dall’inizio del Servizio Civile e, in questo tempo, ho imparato e visto molte cose.

Questa esperienza mi sta aiutando anche a livello personale ad aprirmi di più agli altri e ad acquistare una maggior fiducia e sicurezza in me stessa.

Con gli ospiti della Comunità ho instaurato un buon rapporto. Alcuni li conoscevo perché in precedenza facevo un po’ di volontariato prima di iniziare il servizio; con altri ci siamo conosciuti a vicenda ed ora abbiamo un bel rapporto.

Anche con le educatrici ho instaurato un bel rapporto che cresce sempre in meglio. Ho imparato e sto imparando tante cose da tutte loro. Sono contenta della scelta che ho fatto, perché è un esperienza che fino ad oggi mi ha dato tantissimo e mi ha permesso anche di dare altrettanto ad altre persone.

Con questa esperienza sono ancora più convinta che è il lavoro che voglio fare nella mia vita.

Ogni giorno che passa sento che sto crescendo sempre di più e mi sto arricchendo tantissimo sia a livello professionale che personale.

Quando finirò il Servizio civile, penso che una parte di me resterà sempre al “Vantaggio” perché è un’esperienza unica ed indimenticabile, ed inoltre credo che mi mancherà.

Il Servizio civile è un’esperienza che consiglio a tutti perché ti permette di imparare, ma allo stesso tempo di metterti in gioco in tutti i sensi.

Un anno tra i "fiori"

Salve, mi chiamo Marianna. Ho 20 anni e svolgo Servizio civile presso la Comunità residenziale psichiatrica “Villa Fiorita” della Cooperativa A.E.P.E.R. Che dire di quest’anno ormai quasi terminato? Non lo so neanche io, in verità, perché ne avrei tante da raccontare…

Prima di tutto svolgere il servizio a Villa Fiorita è stato bello perché non mi sono mai sentita sola in qualsiasi momento di bisogno. Tra gli ospiti ci sono delle persone anziane e per tante cose mi sembra di vedere i miei simpatici nonni che sono giù in Calabria!

Ogni giorno (quasi) c’è sempre qualcuno che combina qualcosa o dice qualche battuta che anima gli operatori! Ma tante volte c’è anche chi è su di giri e quindi devi cercare di stargli lontano, altrimenti rischi di prendere “le botte” … c’è anche questo a Villa Fiorita!

Però, tutto sommato, i miei ospiti sono bravi e gentili e, quando sono lontana da loro, li penso sempre. È impossibile fare diversamente. Ho imparato a vivere con loro le sofferenze e la loro solitudine che si portano dietro chi sa da quanto tempo… Tutto ciò mi ha fatto riflettere e pensare a quanta gente abbia bisogno di aiuto in questo mondo, anche soltanto di un piccolo sorriso o di una parola di conforto… o anche solo di un “ciao”, che fa sempre piacere…

Ho imparato ad apprezzare la vita e la “normalità”, che purtroppo non tutti hanno! Vi ringrazio “fiorellini”!

[Circolare interna Cooperativa Sociale A.E.P.E.R., anno V, n.. 49 – giugno 2007]

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