Resoconto della mia esperienza di servizio civile

Da gennaio 2019 a gennaio 2020 ho svolto il Servizio Civile Universale presso il comune di Misano di Gera d’Adda, mi occupavo di Assistenza agli anziani tramite un progetto chiamato “La filanda – Servizio Civile a favore degli anziani degli Enti locali lombardi”. Le mie mansioni erano tra le più varie, certamente la missione principale ritengo sia stata il mantenimento delle risorse e del benessere psicologico in soggetti con fragilità. Secondariamente la mia attività consisteva in un supporto pratico e immediato alle necessità giornaliere. Ho passato buona parte delle ore di servizio in momenti di condivisione del tempo insieme, in attività semplici ma benefiche come passeggiate e conversazioni. I momenti di dialogo erano in alcuni casi semplici conversazioni sulla vita quotidiana, i vari impegni, gusti personali e attualità. Molto spesso però il dialogo è stata una vera e propria forma di confronto psicologico sul presente, le difficoltà che la vecchiaia porta con te, ma anche di racconto e revisione del passato.

Dall’altro lato io ero una fonte inesauribile di aiuto, per offrire assistenza fondamentale e giornaliera come andare a fare la spesa, altre piccole commissioni, ritirare e comprare per loro i farmaci prescritti.

Un anno di servizio ha prodotto molteplici riflessioni che ruotano intorno ad alcuni temi fondamentali che ritengo siano punti centrali del mio percorso:

  • La vecchiaia e la malattia. Ognuno degli utenti seguiti è in qualche modo malato, alcuni hanno malattie che in età adulta sono facilmente gestibili, ma con il passare del tempo si aggravano e appesantiscono fisico e mente (es. Ipertensione, diabete); in altri casi il disturbo è prodotto da malattie degenerative (es. cecità, artrosi); in altri ancora, la malattia è interiore (disturbi psichiatrici, depressione). L’utente anziano è da un lato appesantito dai mali fisici che rendono difficoltosa anche la più semplice delle attività come camminare, dall’altro costantemente logorato da mali più infidi e silenziosi, che a poco a poco possono scalfirlo. È sicuramente il caso della malinconia che facilmente può trasformarsi in disturbi più gravi come la depressione. Il senso di solitudine è l’acerrimo nemico dell’anziano, a prescindere dai disturbi che deve gestire: ho imparato che la compagnia, o semplicemente la consapevolezza che c’è qualcuno che andrà a trovarli ed aiutarli può rivelarsi il farmaco più efficace per il loro benessere.

Mi appello dunque ai figli e parenti delle persone anziane: anche se stanno male, sono stanchi e predisposti al lamento, non lasciateli mai soli, portate pazienza e siate la loro ancora di salvezza.

  • Fare i conti col passato e adattarsi al presente. Utenti anziani nati nella prima metà del 900 hanno vissuto a pieno le difficoltà della II Guerra Mondiale e l’estrema povertà lasciata in seguito al conflitto. Parlare con loro del passato è importante, neurologicamente per mantenere attiva la loro memoria a lungo termine e stimolarli cognitivamente, ma anche psicologicamente per aiutarli ad autovalutare il loro livello di benessere, ad accogliere l’evoluzione della vita, ciò che di buono hanno raggiunto tramite estremi sacrifici. Emergerà sicuramente la nostalgia di quei tempi in cui “si stava meglio quando si stava peggio”, ma anche la contentezza di potersi meritare il riposo della terza età. Ho notato spesso anche un certo livello di disprezzo nei confronti del mondo attuale, troppo ricco di beni materiali ma povero di spirito a loro avviso. Il costante contatto dell’utenza con ragazzi giovani come i prestatori di Servizio civile non può che fare loro bene e mantiene costantemente in contatto con il presente, i cambiamenti generazionali e le nuove mode. Il rischio dell’anziano solo è che nemmeno sia consapevole dei cambiamenti in atto nella società in cui vive. 
  • Il lutto e la morte: la morte è come una foschia che costantemente si aggira nella mente dell’anziano, ne sente sempre addosso la puzza appestante e ci pensa spesso. Per svolgere questo servizio è fondamentale imparare a parlare della morte. La morte circonda anche l’anziano vivente perché vede intorno a se altri amici e parenti cari che se ne vanno. È statisticamente molto probabile che qualche utente, o coniugi degli stessi possano morire mentre si svolge il servizio e per quanto il tempo passato insieme sia stato poco il dolore si fa sentire. Nel mio caso due utenti sono morti durante il mio mandato, porterò nel cuore l’ultimo saluto che sono riuscita a dare ad uno di questi. Mentre gli stringevo forte la mano e lo baciavo sulla fronte sentivo dentro di me la consapevolezza che non lo avrei più rivisto, ma ho trovato la forza di lasciarlo andare con un buon livello di pace e accettazione perché questa è la vita.

Consigli e indicazioni:

Sulla base della mia esperienza mi sento di lasciare una serie di consigli o perlomeno aprire il dibattito in merito ad alcune tematiche.

Il livello di preparazione: è possibile svolgere al meglio questo servizio senza una preparazione pregressa nel settore sociale? Si, ma non al meglio. Ho verificato sulla mia pelle che le conoscenze pregresse date dal mio percorso scolastico (in psicologia) sono state fondamentali per svolgere più facilmente ed in autonomia i compiti. La formazione proposta da associazione Mosaico e dall’Ente è d’aiuto ma abbisogna di altre conoscenze complementari.

Durata e contratto: il servizio civile universale è la forma di contratto ideale per prendere in mano un progetto di questo tipo? Non sono riuscita a darmi una risposta convincente. Innanzitutto, sono ben consapevole che gli Enti pubblici siano in difficoltà economica e spesso il SCU è l’unico modo per poter fornire un servizio alla persona e altre forme contrattuali sarebbero troppo onerose.

Contro: penso che il distacco tra volontario in servizio e utenza anziana sia doloroso per entrambi alla fine dell’esperienza e pone gli anziani in una condizione di malessere data da pensieri malinconici ed abbandonici. Certamente un contratto a tempo indeterminato permetterebbe continuità e stabilità, anche per evitare complicati passaggi di consegna.

Pro: l’anziano ha bisogno di essere costantemente stimolato e di non arenare mente e corpo nell’abitudine. Ogni volontario nuovo è portatore di nuovi stimoli, bisogni, attivazioni e forme di comunicazione che tengono attivo l’anziano e lo spronano a far sentire la propria voce ed impegnarsi nella costruzione di un legame positivo. Banalmente: ogni nuovo volontario di Servizio civile è un nuovo amico, fonte di comunicazione, confronto e, si spera, sostegno benefico.

In conclusione, la mia esperienza di Servizio civile è stata positiva e l’elasticità di orario e la completa disposizione dell’Ente in cui ho operato mi hanno permesso di continuare a studiare e in parte frequentare i corsi universitari senza dover abbandonare, o mettere completamente in pausa, il percorso di studi.

Grazie a tutti voi che siete stati parte del mio viaggio in questa esperienza. Non dimenticherò mai cosa vuol dire svolgere il Servizio Civile.
Lucia Sala, Volontaria di Servizio Civile Universale - Bando 2018 in servizio presso il comune di Misano di Gera d’Adda (BG) per il progetto: “La filanda – Servizio Civile a favore degli anziani degli Enti locali lombardi”.

 

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